Splinder se l'è presa a male.
Stanco di tollerare le mie ingiustificate assenze, in segno di protesta ha cambiato leggermente il layout del blog. Così. Di sua sponte. Senza avvisare nessuno.
Adesso mi ritrovo con i titoli dei post scritti in blu e sottolineati.
Ma dimmi te.
Esperienza interessante, che non provavo più da anni.
Gli ingredienti di un sabato sera indimenticabile:
1) influenza e mal di gola;
2) cena solitaria a base di minestrina knorr in busta;
3) visione compulsiva e non-stop di numero 20 puntate di Friends;
4) alcune puntate le avevo anche già viste;
5) degustazione di una specie di liquore alla ciliegia da 1,90 euro comprato al discount;
6) scrittura di un post sul blog;
7) blog che tra l'altro non legge più nessuno.
Eppure qualche eroe rimane.
Umano, troppo umano, d'accordo. Ma pur sempre eroe.
La cosa curiosa è scoprire che gli eroi hanno anch'essi degli eroi.
Umani, troppo umani, d'accordo. Ma pur sempre eroi.
Perché sforzarsi di declassarli a gente comune? Perché annichilire anche l'ultimo sprazzo di stupore e di infantile ammirazione?
Gli eroi, per definizione, sono inarrivabili, inavvicinabili. Ed è bene che rimangano tali.
Perché altrimenti succede come quando impari a suonare una musica che ami: improvvisamente perde tutto il suo fascino, diventa razionalmente comprensibile, chiara. Quelle note che erano magiche e misteriose si svestono del loro potere ammaliante, non hanno più segreti da raccontare. Le puoi osservare da vicino, le puoi scomporre e ricomporre a tuo piacimento, ed è allora che finiscono nel dimenticatoio. L'emozione è sparita per sempre, e con essa la piccola grande porzione di felicità che ne derivava. Rimane solo la malinconia, ed un vago senso di rimpianto per l'innocenza perduta.
L'essenza dell'assenza è esser senza un essere.
Ma può esser che l'essere sia assenza,
ché l'essenza dell'essere è esser senza un altro essere.
Così l'essenza dell'assenza
è senz'altro l'assenza dell'essere,
e l'esser senza assenza
è l'essenza del non essere,
che è l'esser senza essere.
L'essenza dell'essere,
ché l'essere è anche assenza,
è esser un essere
ed esser senza un essere.
"Letto.
Ed ora, come al solito, giunge la depressione post-potteriana."
Esattamente due anni fa scrivevo queste righe. Beh, ci risiamo. Ma per l'ultima volta.
Grazie, Jo.
I dettagli a prima vista più insignificanti possono nascondere un potere enorme.
Stiamo cenando. Lancio uno sguardo distratto in direzione di mio nonno, che è intento a mangiare un mandarino. I miei pensieri sono da tutt'altra parte, e d'altronde la scena non ha assolutamente nulla di straordinario, almeno in apparenza.
Eppure il modo in cui mastica, ruminando un pochino, cattura ben presto tutta la mia attenzione. Mi ritrovo a fissarlo attonito, incapace di distogliere lo sguardo. Improvvisamente sento un fiotto di sconcertante tristezza. Rapido, fulmineo, difficilmente localizzabile. Finalmente riesco a scuotermi da quella specie di trance, e archivio l'accaduto senza particolari problemi.
Ma adesso che l'oscurità ha preso il sopravvento, adesso che i fantasmi possono venire allo scoperto indisturbati, adesso sì che capisco tutto. E piango, come un bambino. Perché ora so perché questa immagine mi ha sconvolto, e so che me la porterò cucita addosso finché campo. L'immagine di quel masticare solo un pochino più stentato del solito, che mi ha sbattuto in faccia nel modo più crudele possibile ciò che non vorrei mai vedere. Mi tocca fare i conti con il tempo che passa, inesorabile, e non posso fare a meno di constatare che piano piano, senza farsi troppo notare, qualcuno sta preparandosi a reclamare ciò che è suo di diritto. Il tempo sta consumando sempre più il mio ideale infantile, che vorrebbe il mio eroe invincibile perennemente al mio fianco. Il mio eroe di sempre.
So che non ci sarà mai un momento in cui potrò dirgli quanto mi ha reso felice, quanto gli sono riconoscente, quanto disperatamente e con tutto me stesso gli voglio bene. L'ultimo mio ideale, che forse il tempo non potrà mai scalfire, è che certe cose si possano capire anche senza l'aiuto delle parole.
E lui non è uno qualsiasi: è il mio eroe. Lui sa.
Non ho mai avuto bisogno di conferme particolari.
Eppure capitano i giorni in cui, anche se non la chiedi, ti viene regalata una certezza.
Il giorno appena concluso è stato uno di quelli.
E mentre contemplo la felicità altrui, col mio solito sorriso ebete, non posso fare a meno di pensare che c'è un solo motivo per cui chiudo gli occhi ed aspetto un domani che, in un certo senso, è già oggi.
- Tutti abbiamo una storia da raccontare. Il problema, casomai, è trovare qualcuno che abbia voglia di ascoltarla.
- E' incredibile come le vicende non documentate vengano messe in archivio e spesso dimenticate. L'altra sera ho ripensato improvvisamente a quella volta che andammo a vedere PaoloRossi a teatro. Un pomeriggio surreale, ancora oggi dubito di aver visto (e fatto) certe cose. Ma poi il chitarrista pelato e i suoi biglietti gratis. Non esiste.
- Può darsi che in futuro su Youtube appaia del materiale interessante.
- Benigni e le sue declamazioni di Dante ci hanno un po' rotto i coglioni.
- E insomma, siamo tornati in Italia. Per un po' si starà qui. Milano mi attrae e poi mi respinge. Una città scaldacazzi (TM).
- Mi chiedo che fine abbiano fatto certi figuri apparsi in momenti diversi e ormai scomparsi.
- Chi dice che si prova un particolare godimento ad estirparsi i capelli bianchi dalla testa ha indubbiamente ragione.
- Ieri, seduto sulla tazza del cesso, ho pensato che dovrei menzionare più spesso la parola "desolante".
- Come dissi a Gorodinsky, mi risulta difficile pensare che il mondo esista indipendentemente da me. Per questo mi stranisco sempre quando le persone mi fanno vedere foto o filmati che documentano momenti accaduti prima che io entrassi nella loro vita, e prima che loro entrassero nella mia. Sorprendentemente, tutto ciò non mi causa il benché minimo smacco narcisistico. Anzi. Bella sensazione, necessitasi riflessione più approfondita.
- Non imparerò mai il tedesco.
- L'amore per la terra dà solo buoni frutti. Che nostalgia canaglia.
- Ultimamente mi domando spesso se la felicità che osservo nel mio mondo passato non sia in realtà un artefatto, un falso storico. Quando la mia famiglia era (forse) più unita, quando i miei genitori avevano (forse) una vita sociale, quando il sole (forse) splendeva sempre e quando Dio (forse) esisteva davvero.